Home Page del Comune Clicca per approfondimenti

Clicca per visualizzare la guida alla navigazione
 
 

TERRITORIO

 

in evidenza

 

Risorse

 

 
Sei in: - STORIA - Problemi demografici dal 400 al 900

Problemi demografici dal 400 al 900
Testi a cura di Leucio Palozzi  maggiori info autore

L'opportunità di dedicare a Gioia dei Marsi alcune note di ricerca storica, bibliografica, folcloristica e letteraria ha suggerito, in questa disamina, di indagare sulle peculiari caratteristiche della popolazione gioiese e sulle relative vicende con dati statisticamente rilevanti e storicamente significativi. L'andamento demografico e le oscillazioni registrate nel tempo hanno profondamente inciso sul destino della popolazione locale e si spiegano con i fatti storici che hanno determinato quelle variazioni; ad esempio, il cambiamento del sito di abitazione, l'alterazione dello stato dei luoghi, le epidemie, le carestie, la politica fiscale, il regime economico, il sistema feudale, il movimento migratorio, gli eventi bellici e tellurici, le variazioni delle circoscrizioni amministrative, ecc.
 
L'esame di un arco di tempo plurisecolare, dal quattrocento al novecento, permette di cogliere il fenomeno demografico nel suo sviluppo storico e di evidenziare le diverse e più significative caratteristiche secolari. Le principali fonti sono costituite dalle numerazioni dei fuochi, dagli stati delle anime e dai censimenti della popolazione.
 
La prima e più antica statistica, relativa al Regno di Napoli, fu ordinata nel 1443 da Alfonso I d'Aragona e si basò sul computo, per scopi fiscalí, dei nuclei familiari denominati fuochi che sostituivano le collette gravanti sulla rendita. La numerazione dei fuochi era un vero e proprio censimento dei beni e delle persone con la descrizione nominativa del capoluoco (capofamiglia) e di ogni altro convivente, di cui si segnalavano l'età, lo stato civile, il mestiere. La rilevazione era condotta casa per casa (ostíatim) da un numeratore, delegato dal Governo e affiancato dai deputati (eletti del popolo) dell'Università (Comune). Sulla base del numero dei fuochi si determinava la tassa da pagare (focatico), ma il fuoco non si identificava con la famiglia anagrafica di oggi che coabita e mette in comune i redditi, bensì con l'insieme di persone, unite da vincoli di diversa natura, che traevano sostentamento da un patrimonio comune e dal reddito delle attività dei singoli componenti (1).
 
Il primo e più antico dato focolare riguardante Gioia (Ioya castrum Ioye in Abruzzo Ulteriore) testimonia un popolamento relativamente basso nella prima metà del quattrocento con 85 fuochi nel 1443 e 84 nel 1447, mentre gli abitanti presunti sarebbero 425 nel 1443 e 420 nel 1447. La tassazione corrispondente fu stabilita in ducati sei, tari uno e grani quattordici e mezzo, che dovevano essere versati dall'Università (Comune) al Conte di Celano intestatario del feudo.
 
In modo analogo, per i Centri vicini, rispettivamente nel 1443 e nel 1447, furono registrati fuochi 72 e 74 per Ortucchio (Ortuchia), 106 e 111 per Lecce (Lecce Licum), 52 e 53 per Aschi (Aschíum) che fece risultare una bassa numerazione, ma un'altissima tassazione (17 ducati, 2 tarì e 2 grani), mentre Pescasseroli (Peschum Anserulum), situato in Abruzzo Citeriore, fu computato per 45 fuochi.
 
Il prezioso Liber focorum racchiude l'intero assetto feudale del Regno di Napoli nella metà del XV secolo e permette la comparazione con i successivi dati attestati nel XVI secolo. La nuova situazione relativa al 1545 presenta Gioia con 238 fuochi, pari a 1190 abitanti, e documenta un decisivo sviluppo demografico con una popolazione quasi triplicata in circa un secolo.
Una inversione di tendenza si verificò sul finire del cinquecento e proseguì per tutto il seicento. Il dato del 1648 con 200 fuochi (secondo il Giustiniani 180) attesta una prima contrazione, ma questo fenomeno potrebbe essere messo in relazione con le scorrerie banditesche di Marco Sciarra e dei suoi 600-800 ladroni che sul finire del XVI secolo incendiarono Gioia inducendo gli abitanti a ricostruirla nei pressi delle rive del Lago di Fucino (3). Un'altra interessante comparazione può essere condotta fra la numerazione del 1648 e quella del 1658, cioè fra la statistica che precede e quella che segue la peste del 165657. Il flagello pestilenziale fece registrare una notevole oscillazione nel computo dei fuochi e la numerazione del 1658, ritenuta imperfetta, fu pubblicata soltanto nel 1669.
 
La comparazione consente di verificare una ulteriore flessione dai 200 fuochi del 1648 ai 170 fuochi del 1658, evidenziando gli effetti luttuosi della peste napoletana che estinse in tutto il Regno migliaia di nuclei familiari. La riduzione del numero delle famiglie fu certamente accompagnata anche dalla riduzione del numero dei componenti di ciascuna famiglia. La peste si diffuse in quasi tutti i Centri marsicani; a Lecce la popolazione passò da 280 a 144 fuochi e Ortucchio da 100 a 55 famiglie.
 
A differenza della popolazione civile, quella ecclesiastica si presentava ancora abbastanza numerosa, se riferita ad una popolazione di circa 700-800 anime. Un prezioso documento relativo al Reassunto del numero de' preti del Regno di Napoli, attesta che negli ultimi decenni del XVI secolo si trovavano a Gioia 8 sacerdoti, 4 clerici in minoribus, 1 diacono e 1 suddiacono. Non sono invece attestate le presenze di cursori e oblati (addetti ai tribunali ecclesiastici con privilegio di portare le armi), né diaconi coniugati e diaconi selvaggi (servi addetti al servizio della Chiesa) (4).
 
Gli ultimi dati focolari sono registrati nella prima metà del settecento. Dopo le contrazioni della popolazione, connesse al cambiamento del sito di abitazione e al contagio pestilenziale del 1656, Gioia riprese finalmente la sua crescíta demografica e, in poco meno di mezzo secolo, raddoppiò il numero dei suoi abitanti, passando dai 153 fuochi del 1700 ai 267 del 1737. Una variazione modesta interessò Lecce, che passò dai 141 ai 145 fuochi con una punta di 157 fuochi nel 1732, e parimenti Ortucchio, che passò dai 55 ai 71 fuochi con una punta di 120 fuochi nel 1732. Nella valutazione dei dati focolari si deve tener conto del rigoroso riferimento a ciascun abitato; pertanto nel caso di Gioia non è compresa la popolazione di Sperone né quella di Aschí.
 
La comparazione dell'ultimo dato presunto, relativo al numero degli abitanti di Gioia (1.335 nel 1737), con il primo dato certo registrato nello status animarum della parrocchia del luogo (anime 1.448 nel 1794) e con il dato risultante in una delle prime rilevazioni di abitanti condotte nel Regno di Napoli durante il predominio dei Francesi (abitanti 2.603 nel 1814), consente di affermare che questo Centro dei Marsi per tutto il settecento e nei primi decenni dell'ottocento è stato caratterizzato da condizioni di vita prospere, come documentano anche i dati sulla ricchezza del patrimonio armentario.
Da una statistica pubblicata nel 1783 risulta, infatti, che Gioia era uno dei principali Centri armentari dell'Abruzzo con 39 locati (proprietari di armenti e greggi) che testimoniano la larga incidenza dell'attività pastorizia nell'economia della popolazione locale'. La consistenza di tale patrimonio, che nel periodo autunnale e invernale richiedeva la transumanza regolare nel Tavoliere della Puglia, esigeva, poi, nel periodo estivo, l'uso dei vicini erbaggi feudali. Il Duca Cesare Pignatelli, feudatario di VillavalIelonga e Collelongo, era solito affittare le sue montagne ai locati di Gioia, che per il periodo estivo gli dovevano corrispondere la somma di 400 ducati a titolo di fida (fítto) (6). 
 
Inoltre, il regio tratturo che da Celano passava alla Torre Vecchia di Gioia doveva assolvere una importante funzione di confluenza per il passaggio delle pecore e degli altri animali delle terre di Collelongo, Villa Collelongo (Villavallelonga), Ortucchio, S. Sebastiano, Bisegna e Gioia medesima. 1 locati, dopo essere transitati nel tenimento di Gioia, sarebbero giunti nel luogo denominato la Fossa e, oltrepassando Pescasseroli nei luoghi denominati Terragna Navicella e Valle della Corte, sarebbero giunti in territorio di Opi e poi, attraverso le montagne di Scanno, si sarebbero immessi nel regio tratturo della Zittola che conduceva al Tavoliere di Puglia Un ulteriore miglioramento delle condizioni di vita si ebbe dal 1806, anno che segnò la storica data delle leggi eversive della feudalità, a seguito dell'introduzione degli ordinamenti francesi nel Regno di Napoli. 
 
Così la popolazione ottenne per la prima volta la concessione degli usi civici nelle montagne feudali intestate al Barone del luogo, Duca Sforza Cabrera Bovadille, e fu affrancata dal pagamento delle terze baronali, impositive e ingiuste: si trattava delle tasse o prestazioni dovute al feudatario a titolo di portolania, zecca, adoa, bagliva, celle e colletta di Santa Maria'. In poco più di mezzo secolo la popolazione era costituita in gran parte di ottimi possidenti; infatti, poiché in quel tempo il diritto al voto era subordinato al reddito, è assai significativa la statistica elettorale amministrativa del 1861 che registrò per Gioia 159 elettori. In tutto l'Abruzzo si verificò un maggior numero di elettori soltanto a Teramo (401), Campli (171), Penne (187), Aquila (532), Montereale (192), Sulmona (354), Popoli (160), Castel di Sangro (185) e Avezzano (176), mentre si registrarono meno elettori in tutti gli altri Centri, fra i quali Pescasseroli (135), Celano (136), Ortucchio (30) e Lecce (40) che vengono citati a titolo esemplificativo 9.
 
Tornando all'analisi dei dati, che si è proposta con un criterio cronologico e con un crescente valore informativo, viene ora esaminato lo stato della popolazione a partire dall'anno 1861, che ha segnato il crollo del Regno di Napoli e la proclamazione del Regno d'Italia. Nella lettura di questi dati (Allegato B di pag. 24), registrati di norma allo scadere di periodi decennali, si deve tener conto che la denominazione ufficiale di Gioia è rimasta in vigore fino al 1863, dopodiché è variata in quella attuale di Gioia dei Marsi, in modo da qualificare le caratteristiche etniche dei suoi abitanti, che hanno tratto le antiche origini dal popolo dei Marsi stanziatosi su questo territorio. Inoltre, si deve tener conto che il computo degli abitanti per Comune ha compreso anche la popolazione della frazione di Sperone e dal 1948 anche quella di Casali d'Aschi, staccata dal Comune di Ortona dei Marsi.
 
La successione dei dati, dal 1861 al 1981, relativi alla popolazione residente e presente, consente non solo di esaminare le più significative oscillazioni, ma anche di rilevare l'incidenza del fenomeno migratorio attraverso il computo numerico e percentuale delle assenze, cioè della differenza tra la popolazione residente (di diritto) e la popolazione presente (di fatto) nel Comune.
La popolazione residente, al pari di quella presente, è in continua crescita dal 1861 al 1901 e progressivamente si riduce la percentuale delle assenze, che dovrebbe essere posta in relazione con i lavori di Torlonia per il prosciugamento del Lago di Fucino. Poi, nel primo ventennio del novecento, il fenomeno migratorio riprende consistenza, raggiungendo la punta del 14% nel 1921, mentre nel decennio dal 1911 al 1921 si verifica la prima rilevante oscillazione, che ha registrato una popolazione quasi dimezzata in conseguenza del terremoto marsicano e della grande guerra.
 
Innanzitutto il terremoto del 13 gennaio 1915, con alcune scosse sismiche fatte registrare per circa venti secondi alle ore 7,55 di un triste mercoledì, sconvolse tutto il territorio marsicano e ferì anche Gioia e i gioiesi che furono colpiti nei segni inconfondibili del loro passato e negli affetti più cari della loro esistenza. Da alcune cronache sull'opera di soccorso a Gioia risulta che i soldati « seppero compiere miracoli di abnegazione estraendo dalle macerie numerosi morti e alcuni sepolti vivi, in mezzo al freddo e alla neve. Notevole il salvataggio di una povera giovane, la cuoca di casa Incarnati, che richiese ben 16 ore di lavoro sfibrante, [ ... ] ma purtroppo il freddo intenso concorse a rendere più grave l'ecatombe umana, perché parecchi feriti morirono sotto le tende per assideramento! E l'ecatombe è stata tale che su 4.500 abitanti, quanti ne contava prima il paese, hanno risposto all'appello appena 550! » (10). Mentre si procedeva all'estrazione dei cadaveri sepolti sotto il crollo della Chiesa madre, si verificò una scena commovente, allorché « una pietra andò a battere contro la campana che per tanto tempo aveva chiamato a raccolta i fedeli dall'alto della sua torre.
 
Quel suono ridestò in tutti una fiumana generosa di ricordi, scosse tutti dal torpore dei diversi giorni passati e tutti accorsero là dintorno come chiamati per nome da quella voce amica. E fu un pianto unanime, un singhiozzare terribile, che durò parecchio tempo. Anche quelli che per il passato non avevano sentito il bisogno di accorrere in chiesa non dico per assistere ai riti che la religione cattolica compie per mezzo dei suoi ministri, ma per innalzare almeno un minuto il pensiero al Dio dei Cristiani, in un luogo di raccoglimento e di pace, anche quelli, ripeto, corsero piangendo al suono di quella campana » (11).
 
Il primo conflitto mondiale del 1915-18 determinò nuovi sacrifici e registrò prove di amor patrio nelle popolazíoni terremotate che aggravarono le loro condizioni demografiche, e l'opera della ricostruzione poté essere avviata soltanto negli anni venti. Una parola di lode venne rivolta al sig. Raffaele, allora Sindaco di Gioia dei Marsi, il quale nel 1925 ebbe ad affermare che non era possibile sollecitare la grandezza della patria, senza prima ricostruire i focolari distrutti. Egli ricordava che il terremoto del 1915 aveva completamente distrutto Gioia dei Marsi e aveva profondamente colpito i gioiesi con circa 3.500 vittime, mentre il paese stava per risorgere nella località Alto le Ripe ed aveva bisogno di vitalissime strutture (scuole, palazzo municipale, cimitero, padiglioni per abitazione e acquedotto) (12).
 
Proprio l'esistenza della contrada Alto le Ripe aveva indotto il Sindaco a condurre un'aspra battaglia per ottenere l'assegnazione delle terre del Fucino in favore della sua popolazione. Infatti Gioia, non essendo ripuario, non avrebbe avuto diritto alle terre fucensi, mentre un tempo le acque del lago dovevano lambire l'altipiano Alto le Ripe che ancora presentava un sottosuolo sabbioso. In caso contrario il Sindaco si sentiva in dovere di avvertire che il paese poteva essere trascinato « a quelle violenze che naturalmente aborre, per far rispettare il proprio dirítto » 13. Bozzetti di vita che vedono protagonisti i gioiesi sopravvissuti; ma al di là della cronaca è significativo il dato statistico del 1921 che presenta, appunto, una popolazione dimezzata con la presenza di poco più di duemila abitanti, fra i quali due persone risultavano ancora presenti nella frazione abbandonata di Gioia Vecchio.
 
Dopo un primo periodo di assestamento, la popolazione riprendeva la sua crescita demografica, raggiungendo la punta del 1951 con 2.934 abitanti. Poi è iniziato un leggero e costante decremento fino agli attuali 2.264 abitanti del 1981. La differenza percentuale delle assenze si è invece stabilizzata per un trentennio al 4%, passando all'8% nel 1971, dato che pone in evidena una ripresa del fenomeno dello spopolamento montano, mentre in questi anni si assiste ad una inversione di tendenza che prospetta il problema degli anziani in relazione al rientro degli emigrati nella terra natale e all'incremento della terza età.
 
Un'analisi più puntuale dell'attuale andamento demografico esige la conoscenza dei dati sul movimento naturale. Nel decennio intercensuale 1961-1971 si sono registrati 358 nati e 287 morti, mentre nel decennio 1971-1980 il numero dei nati è sceso a 261 e il numero dei morti a 267. In quest'ultimo decennio proprio l'eccedenza dei morti sui nati consente di individuare il periodo in cui si è verificata una effettiva contrazione della popolazione, senza che il decremento possa essere imputato al fenomeno migratorio, come invece era avvenuto per i decenni precedenti. Negli anni settanta si è perciò avuto un incremento naturale nullo, anzi al di sotto della crescita zero, che equivale alla parità di nati e di morti. 
 
Questi dati confermano la cessazione del flusso migratorio, che conduceva le genti del luogo in altre regioni e in altre nazioni, mentre è in atto il ritorno di un certo numero di emigranti nella terra d'origine e diventa ogni giorno più nutrito lo stuolo di giovani che è stimolato ad allontanarsi per le difficoltà di trovare ín loco un lavoro dignitoso e adeguato alle proprie aspirazioni.
Al termine dell'excursus fra dati statistici, fatti storici e problemi demografici, emerge un profilo della popolazione gioiese che è estremamente significativo, ma difetta, necessariamente, di un quadro organico di riferimento, che invece sarebbe auspicabile per una sistemazione della complessa realtà di questo Centro marsicano e per una ricostruzione della storia più completa dei gioiesi, a testimoníanza e patrimonio di un passato inconfondíbile che, di certo, presenta contenuti originali e valori di grande interesse culturale e sociale.
 
NOTE
 

1 DE MATTEIs A., L'Aquila e il contado. Demogralia e fiscalità, Napoli 1973, 266 pp.
2. DA MOLIN G., La popolazione del Regno di Napoli a metà quattrocento (Studio di un locolario aragonese), Adriatica ed., Bari 1979, 102 pp., p. 49; l'A. trae i dati dal Liber locorum Regni Neapolis che è un manoscritto cartaceo conservato nella Biblioteca Civica di Genova.
3 Di PIETRo A., Agglomerazioni delle popolazioni attuali della Diocesi dei Marsi, Magagníni, Avezzano 1869-73, 2 tomi, pp. 262263.
4. ARCHIVIO SEGRETO VATICANO, Collectanea scripturarum diversarum Neapolis usque ad annum 1709, Arm. XXXV, vol. 59; contiene il Reassunto del numero de' Preti del Regno di Napoli.
5 COLAPIETRA R., La dogana di Foggia, Rai, L'Aquila 1977, 216 pp., p. 26.
6 PALOZZI L., Storia di Villavallelonga Centro del Parco Nazionale d'Abruzzo e Rocca medioevale dei Marsi, Edizioni dell'Urbe, Roma 1982, 320 pp., p. 102.
7. RAGUSA M., Brevi cenni storici sulla Marsica, Sandron, Bologna 1924, 78 pp., p. 59.
8. BULLETTINo FEUDALE, Sentenze della Commissione Feudale, anno 1809, Sentenza del 5 maggio 1809, pp. 32-46
9. Statistica elettorale amministrativa delle provincie napolitane per l'anno 1861, Stampería Nazionale, Napoli 1861, pp. 38-42.
10. L'opera di soccorso a Gioia, in « La Tribuna », 24 gennaio 1915, p. 5.
Gioia dei Marsi, in « Il Risveglio », 27 gennaio 1915, p. 4.
12 Le richieste di Gioia e Lecce dei Marsi, in « Il Risorgimento d'Abruzzo », 8 marzo 1925, p. L
13 Le terre del Fucino al Consiglio Comunale di Gioia dei Marsi, in « Il Risorgimento d'Abruzzo », 21 maggio 1922, p. l.

 
Sei in: - STORIA - Problemi demografici dal 400 al 900

Territorio

 
 


Team sviluppatori
| Grafica e Redazione | Copyright